Pianificazione urbana sostenibile

di: Emanuele Bompan

Con 694 automobili ogni mille abitanti nel 2024, l’Italia svetta in Ue per il più alto tasso di motorizzazione (Eurostat). Considerando che oltre 21 milioni di cittadini, circa il 36% del totale, vive in una delle 14 Città Metropolitane (Anci), si intuisce perché i centri urbani siano tra i principali responsabili delle emissioni di gas serra. A livello globale le città, pur occupando solo il 3% della superficie del pianeta, ospitano oltre metà della popolazione, sono responsabili del 70% delle emissioni di anidride carbonica e consumano il 78% dell’energia primaria, come emerge dal rapporto Net Zero Carbon Cities – Systemic Efficiency Initiative. Dobbiamo lavorare per “rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili”, come stabilisce l’11° Obiettivo per lo Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 (ricordiamo che i testi Onu sono un indirizzo per tutti i Paesi firmatari): per questo c’è bisogno di pianificazione e di investimenti. Secondo un’indagine della BEI, il 56% dei comuni in Europa intende aumentare i fondi per ridurre le emissioni di gas serra nei prossimi tre anni. Bene, ma non è sufficiente: serve una visione di lungo periodo, articolata in due direzioni, mitigazione e adattamento.

Come ridurre le emissioni di CO2

Sul primo versante, per ridurre le emissioni di CO2 i due principali settori su cui serve lavorare sono edilizia e mobilità. In Italia il patrimonio immobiliare è in larga parte datato, costruito prima degli anni Novanta, quando ancora non si consideravano i moderni criteri di efficientamento energetico. Rinnovarlo richiede interventi strutturali e ingenti risorse, motivo per cui bisogna trovare forme di sussidi efficaci, più efficaci del Superbonus 110% che ha mostrato tutti i suoi limiti in termini di equità e reale decarbonizzazione. Qualche miglioramento si vede, anche se siamo ben lontani dall’obiettivo: nel 2023 gli edifici nelle classi energetiche meno efficienti (F e G) sono scesi per la prima volta sotto il 50%, come rileva Enea. Più facile, per quanto comunque oneroso e complesso, è agire sul fronte del trasporto, riducendo quello privato e potenziando quello pubblico, possibilmente elettrico. Le auto non solo inquinano (in Europa generano il 60,7% delle emissioni di CO2: fonte Parlamento europeo), ma sottraggono spazio ad aree verdi e riducono pure la socialità. A Milano ogni giorno entrano più di 600.000 veicoli: il Comune, attraverso il Piano Aria e Clima, punta a dimezzare il trasporto privato su strada entro il 2030, rendendo la città ciclopedonale entro il 2050. Un’operazione complicata, anche a causa della carenza di conducenti, come evidenzia Traspol, Laboratorio di politica dei trasporti del Politecnico meneghino. Per il capoluogo lombardo, come per Torino, Livorno, Genova, Bologna e Firenze, il modello è la “città dei 15 minuti”: qui, come si legge su Nature Cities, almeno il 90% dei cittadini trova gran parte dei servizi essenziali a meno di un quarto d’ora di distanza, a piedi o in bicicletta. Più facile, per quanto comunque oneroso e complesso, è agire sul fronte del trasporto, riducendo quello privato e potenziando quello pubblico, possibilmente elettrico. Le auto non solo inquinano (in Europa generano il 60,7% delle emissioni di CO2: fonte Parlamento europeo), ma sottraggono spazio ad aree verdi e riducono pure la socialità. A Milano ogni giorno entrano più di 600.000 veicoli: il Comune, attraverso il Piano Aria e Clima, punta a dimezzare il trasporto privato su strada entro il 2030, rendendo la città ciclopedonale entro il 2050. Un’operazione complicata, anche a causa della carenza di conducenti, come evidenzia Traspol, Laboratorio di politica dei trasporti del Politecnico meneghino. Per il capoluogo lombardo, come per Torino, Livorno, Genova, Bologna e Firenze, il modello è la “città dei 15 minuti”: qui, come si legge su Nature Cities, almeno il 90% dei cittadini trova gran parte dei servizi essenziali a meno di un quarto d’ora di distanza, a piedi o in bicicletta.

Soluzioni per l’adattamento climatico

La mitigazione, però, non basta. I cambiamenti climatici richiedono anche un cambio di passo nell’adattamento alle nuove condizioni note a tutti: temperature medie sempre più alte, innalzamento del livello dei mari, piogge torrenziali e siccità prolungate. C’è una lunga serie di soluzioni da mettere in campo per la resilienza: da quelle iper-tecnologiche, come i sistemi predittivi di gestione delle emergenze, a quelle basate sulla natura, che migliorano la qualità urbana sfruttando o imitando la stessa. Un esempio sono le città spugna, che favoriscono l’assorbimento naturale dell’acqua trattenendola in superficie, nutrendo la vegetazione, creando spazi verdi, raffreddando le temperature urbane e migliorando la biodiversità. Inoltre, con il potenziamento dell’ombreggiamento, naturale o artificiale, si può contrastare il fenomeno delle isole di calore urbano, che nelle scorse estati ci ha portato a sperimentare frequenti blackout dovuti al picco dei consumi elettrici per raffrescare case e uffici. Vulnerabilità infrastrutturali, che rendono evidente l’urgenza di una maggiore indipendenza e resilienza delle reti urbane.

Esempi virtuosi in Italia ed Europa

Non mancano casi virtuosi, come ad esempio Treviso, prima città italiana ad aver ricevuto dalla Commissione Ue l’European Green Leaf Award: fra gli interventi più importanti ideati da questo Comune, la creazione di 18 parchi urbani e boschi periurbani, la messa a dimora di oltre 15 mila alberi, la trasformazione di una discarica in parco fotovoltaico per l’istituzione delle comunità energetiche, l’incremento della raccolta differenziata all’86,8%, il progetto Bike To Work. Se si guarda all’Europa, Parigi è diventata un caso da manuale, lasciando sorpreso chiunque visiti la metropoli francese che ha dichiarato guerra alle auto: 500 nuove aree pedonali in arrivo in zone centrali, rete ciclabile sempre più estesa e integrata, forestazione urbana, pavimentazioni drenanti, ombreggiature diffuse. Insomma, quello che dovrebbe fare qualsiasi città civile del XXI secolo, dove l’auto mostra in modo sempre più chiaro essere il più grande errore di design dell’umanità. Altri esempi? A Valencia, European Green Capital 2024, il 97% degli abitanti vive a meno di 300 metri da un parco urbano. Vilnius, vincitrice 2025, ha ridotto le emissioni, aumentando le fonti di energia rinnovabile e ristrutturando le infrastrutture di riscaldamento, oltre a essere un esempio di coinvolgimento efficiente e concreto della cittadinanza.

Ora servono coraggio e tanto dibattito

Tornando all’Italia, serve coraggio. Serve coraggio soprattutto nelle città storiche, dove è imperativo coniugare sostenibilità e tutela del patrimonio, ma dove la necessità di mitigazione e adattamento climatico deve superare gli eccessivi vincoli dettati dalle soprintendenze. Ma soprattutto serve tanto dibattito, per capire quali sono le soluzioni tecnologiche, naturali e di processo che davvero hanno un impatto senza che si generi green-gentrification, ovviando cioè anche i possibili impatti sociali della transizione. Una sfida enorme, che senza un approfondito dibattito civico e scientifico è semplicemente inaffrontabile.

SCRITTO DA

Emanuele Bompan

Giornalista ambientale e geografo

Si occupa di economia circolare, cambiamenti climatici, risorse idriche, sicurezza alimentare, energia, mobilità sostenibile, green economy, politica americana. È direttore responsabile di Materia Rinnovabile - Renewable Matter, la prima rivista internazionale di economia circolare e bioeconomia, ed è autore di numerosi libri.

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