Giulia Prato ha studiato biologia marina all’Università di Pisa e si è poi specializzata all’Università di Nizza con un dottorato di ricerca sulle reti trofiche nelle aree marine protette del Mediterraneo, con un focus sul ruolo chiave dei predatori apicali. Dal 2016 gestisce al WWF diversi progetti relativi alla gestione della pesca, promuovendo sempre la collaborazione con pescatori , ricercatori, autorità e società civile. Dal 2021 è responsabile del programma mare.
La passione per il mare, e in particolare per gli ambienti mediterranei, è nata durante le estati da bambina in Corsica. Un Erasmus in Spagna mi ha definitivamente lanciato sulla strada della biologia marina. Da quel momento ho iniziato a cercare “esperienze di mare” in giro per il mondo, dalle Galapagos – dove ho passato 3 mesi come volontaria durante gli studi specialistici – e, dopo
la laurea , dalla Germania, in un centro di ricerca sull’ecologia marine tropicale , all’Irlanda, dove ho studiato le comunità ittiche associate ai coralli di profondità dell’oceano atlantico, al Portogallo, dove ho
preso il brevetto di guida subacquea. Tanti spostamenti che mi hanno arricchito e al contempo hanno fatto crescere in me una grande nostalgia per il mio mare di bambina, il Mediterraneo.
Il Mediterraneo mi ha richiamato alla base con una borsa di dottorato Marie Curie all’Università di Nizza:
per 3 anni ho passato ore in immersione nelle più belle aree marine protette (AMP) del nostro mare.
Studiavo le reti trofiche marine e censivo le popolazioni di pesci nelle AMP. Ma a furia di “contare pesci” e
analizzare dati, mentre conoscevo le complesse realtà sociali e gestionali delle AMP, ho capito che la ricerca non mi bastava, che volevo lavorare a contatto con le persone che dipendono dal mare e poter parlare con quelle che lo gestiscono troppo spesso dall’alto.
E cosi è iniziata l’avventura del WWF, la mia base è tornata ad essere l’Italia, ma i viaggi di lavoro mi hanno portato a conoscere i pescatori di Spagna, Francia, Italia, Croazia , Grecia e Nord Africa. Le sfide per
salvaguardare il Mediterraneo sono ancora tante, e aumentano costantemente, ma sono convinta che solo lavorando con chi dal mare dipende e portando autorità, pescatori ed altri attori locali, ricercatori e società civile allo stesso tavolo potremo trovare e implementare le soluzioni necessarie.